MSF missions

27/07/2002

Lilongwe e Dowa, Malawi - Primavera 2002 #2

Autore: Roberto La Tour

Sabato, 27 luglio 2002: le agenzie ONU e l’AIDS

In quanto capomissione, mi divido tra seguire il progetto nelle sue attività quotidiane e frequentare l'ambiente delle Nazioni Unite, andando a varie riunioni con lo scopo per nulla velato di reperire fondi, oppure incontrare persone più o meno importanti dei ministeri e istituzioni locali. La prima impressione, che si conferma sempre di più è che tutte le persone che lavorano per varie agenzie dell'ONU (UNDP, OMS, UNICEF, UNHCR, UNAIDS, UNFPA, WFP, ecc), con le loro lauree prestigiose, i loro master e i loro PhD, passano il tempo a partecipare a riunioni, ma non fanno assolutamente nulla. Ovviamente queste riunioni non sono solo tra agenzie UN, ma con organizzazioni locali. Una riunione alla quale partecipo regolarmente è quella del TWG (Technical Working Group), una specie di club dei rappresentanti di varie agenzie che in un modo o nell'altro partecipano alla lotta contro l'AIDS. Chi dirige i lavori è il Dr Mwale, il direttore esecutivo della NAC (National AIDS Commission), l'agenzia che dovrebbe coordinare tutte le attività collegalte all'HIV/AIDS. L'organizzazione degli incontri, l'ordine del giorno, la distribuzione degli inviti, la trascrizione delle riunioni precedenti, sono fatti da Monica Djupvik, dell'UNAIDS (L'agenzie delle nazioni Unite per la lotta conto l'AIDS). Sono presenti i rappresentanti dei prinncipali donatori, vari cooperanti e membri del Ministero della Sanità, e via dicendo. Be' credeteci o no, tre riunioni intere sono state dedicate a definire la differenza tra sottogruppo, sottocomitato e task force. Non so se leggete Asterix; comunque c'è una scena in cui Cesare riunisce i suoi consiglieri, e gli chiede di trovare una soluzione per sconfiggere il villaggio. Uno dei consiglieri propone "e se creassimo una commissione per studiare il problema?" Al che un'altro subito risponde: "ottima idea, e faremmo delle sottocommissioni, con dei compiti ben precisi". Be', era esattamente la stessa cosa. Ma quando io provato a parlare del protocollo usato in Malawi per eseguire il test dell'HIV, che implica un eccessivo consumo di materiale, con conseguenti costi molto elevati e rischio di rottura dello stock, cioè un problema pratico, sono immediatamente stato zittito, in maniera quasi villana, con la frase "queste sono cose di pertinenza del VCT (Voluntary Counselling and Testing) subgroup". Detto subbgroup si riunisce ogni morte di papa, due volte la riunione è stata rimandata, e quando c'è finalmente stata non siamo riusciti a parlare del protocollo dei test.

Comunque la NAC, con l'aiuto dell'UNAIDS, si è lanciata a corpo morto nella richiesta di fondi al Global Fund, una nuova struttura che finaza la lotta contro l'AIDS. Hanno chiesto più di 300 milioni di dollari; peccato che dopo averci detto che i vari sottogruppi (malattie opportuniste e antiretrovirali, VCT, Home-Based Care, ecc) dovevano riunirsi d'urgenza per rispondere a alcune domande precise che il Global Fund gli ha posto dopo la prima richiesta, dette riunioni (dopo averci fatto correre da Dowa) sono state rimandate perchè i membri della NAC erano troppo occupati proprio a preparare la richiesta di finanziamento... Alla fine la richiesta è stata ridotta a 176 milioni di dollari, ma purtroppo non solo continua a non essere chiaro se il costo dei test è coperto, ma inoltre spese molto elevate continuano a essere previste per le allowances (gettoni di presenza) per i partecipanti a vari seminari di formazione. E li mi arrabbio. Questa gente, ma purtroppo l'esempio viene dalle nazioni unite, fa andare il personale del Ministero dell Sanità e degli ospedali a dei seminari di formazione su vari aspetti della lotta contro l'AIDS. Quest benedetti "trainings", come sono chiamati qui, sono diventati lo sport nazionale, è un vero e proprio supplemento di stipendio. Il problema è che ciò ci taglia l'erba sotto i piedi: infatti ogni volta che cerchiamo di insegnare qualcosa al personale dell'ospedale di Dowa o degli Health Centers della zona, ci scontriamo con questo problema delle allowances. Ci abbiamo messo due mesi a convincere il personale (clinical officers e infermiere) dell'ospedale di Dowa a accettare 250 Kwacha (3,5 dollari) al giorno per seguire un corso su come si curano le malattie opportunistiche legate all'AIDS. Ora si tratta di un corso per insegnare a della gente a fare il loro mestiere; il corso viene tenuto di fianco all'ospedale in settimana, quindi nessuno deve spostarsi. Purtroppo, come ho detto, sono state le agenzie delle Nazioni Unite a iniziare questa brillante mentalità. Un mese fa, l'OMS ci ha chiesto di aiutarli a disegnare un bugiardino che spieghi in maniera chiara e semplice al personale degli Health Centers periferici come riconoscere e curare casi di colera. Benissimo, dopo una prima riunione è stato deciso che avremmo messo per iscritto i nostri suggerimenti, e poi ci saremmo riuniti di nuovo, con altre persone dell'OMS e del Ministero per una giornata intera, per mettere a punto il documento. Subito è stato proposto di andare in un albergo lontano da Lilongwe. Ho chiesto perchè, e mi hanno risposto che se si rimane a Lilongwe, i partecipanti vanno prima in ufficio, guardano i messaggi, eccetera, e che l'unico modo per cui tutti siano presenti subito è di farli andare la sera prima in un albergo. A me questa storia sembrava strana, ma quando ne ho parlato mi hanno detto: "ma è ovvio, se vanno fuori città possono chiedere grasse allowances, mentre se stanno a Lilongwe hanno meno scuse".  Concludo raccontandovi una bella scena avvenuta nel reparto donne dell'ospedale di Dowa. Irini, la nostra simpatica infermiera greca, era in corsia, quando nota una ragazza su un letto sudicio, con solo un foglio di plastica sul materasso, e con delle oorrende bruciature su tutta la coscia e su una spalla. Nessuna benda, cura, niente. Solo la madre che le bagna le bruciature con dell'acqua del rubinetto. Le bruciature cominciavano a coprirsi di pus, e se non fosse intervenuta la poveretta sarebbe morta di setticemia dopo pochi giorni. Sembra che fosse lì, così, da una settimana. Incazzatissima, Irini corre dietro a un'infermiera, e le chiede come mai non le hanno dato lenzuola pulite, come mai non le hanno messo quella "gabbia" che impedisce alle lenzuola di entrare in contatto con la ferita, e come mai non le hanno fatto la medicazione. La risposta, con aria annoiata, è stata che non hanno il materiale. Irini ha risposto che ci sono lenzuola al reparto uomini, ha visto una gabbia in magazzino, le bende e i disinfettanti li forniamo noi, e la garza vaselinata speciale per bruciature è presente nella farmacia. La risposta è stata "mica possiamo andare a mendicare negli altri reparti". Insomma, Irini si è messa a correre a destra e a sisnistra, e dopo mezz'ora aveva trovato tutto. Poi ha preteso che la ragazza venisse curata. Al che l'infermiera ha voluto farlo fare a un "patient attendant", cioè a qualcuno con la licenza elementare e tre mesi di formazione in sanità. Irini ha detto no, qui ci va un'infermiera qualificata. Alla fine ha fatto tutto lei, con l'infermiera dell'ospedale che con l'aria annoiata l'aiutava spruzzando di disinfettante la garza con cui Irini puliva la ferita. Alla fine del suo turno ha detto che se ne andava. Quando Irini si è lamentata dalla caposala, questa ha detto che non possiamo aspettarci molto visto le basse allowances che diamo per i nostri trainings. Ma quali allowances? Questo è il lavoro normale di reparto! Quello che manca totalmente, mi sembra, è il senso di compassione verso il paziente. Chissà se essere ricoverati aumenta le probabilità di sopravvivenza?


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