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Argentina 2008 #4 - Rio Quilpo

Autore: Alberico Barattieri

domenica 20 e lunedì 21 gennaio 2008

Da quando sono arrivato sento parlare del Rio Quilpo come di un posto idilliaco. Oggi finalmente è il giorno in cui vedrò da vicino questo corso d'acqua che scorre in una lunga valle disabitata a breve distanza da San Marcos, meta di picnic e camping da parte dei locali.
La mattinata incomincia con gli acquisti alimentari. Mentre Fabiana si dedica al supermercato Olaf pensa alla carne per l'hasado, dopodiché si fa la carica dell'auto. Considerato che siamo in cinque più Ron, alla fine non stiamo neanche così stretti. Attraversiamo il paese e ci infiliamo sulla strada sterrata che risale il corso del rio. Finite le ultime casette Olaf fa scendere Ron che ci corre a fianco. Tengo d'occhio il cane perché temo che si sforzi troppo ed infatti, dopo qualche chilometro lo vedo prima affaticato e poi vomitare in corsa. Stoppo Olaf e facciamo stendere il cane per una ventina di minuti all'ombra di un albero a bordo strada. Poveretto. Fa una fatica pazzesca a respirare e solo dopo un tempo interminabile riprende un ritmo meno affannoso e riesce a bere un po' d'acqua.
Ripartiamo con un cambio: io e Ron davanti e Fabiana con le bambine dietro. Devo ammettere che con un cucciolone agitato grande quanto un alano sulle ginocchia, il ruolo del passeggero è scomodo, ma per quanto mi riguarda Ron dietro ad un auto in corsa non ci deve più andare. Il percorso prosegue scorrevole. Il rio che scorre alla nostra destra è spesso invisibile dall'auto a causa della vegetazione. Ogni tanto qualche bovino fa capolino tra gli appezzamenti di terreno, tutti regolarmente cintati con filo spinato, all'interno dei quali vengono lasciati pascolare liberamente.
Ad una ventina di chilometri dalla partenza, immediatamente prima di un guado svoltiamo a sinistra e seguiamo una stradina che per un centinaio di metri si inoltra tra degli enormi alberi di algarrobo, dove poco dopo scorgiamo le auto e le tende degli amici di Olaf. L'accampamento è molto stile Woodstock, vuoi per le installazioni, vuoi per gli abitanti, Dani un gaucho lungo e secco e la sua compagna Bea con rispettivi figli ed un'altra coppia di Baires con figlia. Che si rivelano persone simpatiche e gradevoli. In tutto siamo cinque adulti, cinque bambini ed un infante.
Fa caldo ed il fiume che scorre a pochi metri da noi suggerisce un bel bagno. Ci incamminiamo lungo un sentiero che ne risale il corso tra rami spinosi per un centinaio di metri, finché sbuchiamo in una radura che termina con una spiaggia. Un bell'arenile di sabbia grigia che si affaccia in una specie di larga pozza in cui il fiume rallenta e si allarga, circondato da grandi rocce e piccole cascatelle a monte. Uno splendido luogo di relax e svago. Naturalmente i bambini sono immediatamente in acqua, seguiti dai genitori. Io, che non amo l'acqua dolce, ci metto qualche minuto in più per decidermi. Tempo che passo ad osservare Ron alle prese con la sua prima acqua alta. E' evidente che la frescura gli piace ma prima che la lunga serie di tentennamenti abbia fine e che finalmente si immerga io sono già a mollo da un pezzo. Si sta da dio. L'unica accortezza è quella di nuotare perché se state fermi degli impertinenti pesciolini grandi un paio di centimetri vengono a mordicchiarvi le caviglie. Non fa male, piuttosto il solletico, ed io lo patisco.
Dopo esserci asciugati al sole rientriamo al campo. E' ora di cercare legna per l'asado di stasera. Non è difficile. Siamo in una foresta e tutto intorno a noi gli alberi hanno fatto cadere rami e tronchi. Si tratta di inerpicarsi un po', ridurli a dimensioni trasportabili e cercando di non pungersi (dato che qui gli alberi sono spinosi) portare la legna al campo dove Dani ha già preparato le pietre che serviranno ad appoggiare la griglia. In breve il fuoco crepita e con l'immancabile mate ci sediamo a chiacchierare amabilmente. Certo, io capisco poco di quello che si dice. Per il momento riesco a comprendere il senso del discorso, ma mi mancano troppi termini per poter esprimere il mio pensiero in modo compiuto. Dunque ascolto. E provo ancora una volta con scarso successo a farmi piacere il mate. Questo infuso di erba che potremmo paragonare al the, è diffuso ovunque in sud America. E' facile incontrare gente che va in giro con sotto il braccio un thermos con l'acqua calda per poter ricaricare il contenitore con il mate (di solito un frutto essiccato o scolpito nel legno) da dove si aspira con la bombilla, una cannuccia metallica. Intanto che il mate gira tra i presenti il fuoco si è spento e una grande quantità di brace da il via all'opera di cottura dell'asado. Compaiono dei pezzi di carne di dimensioni per noi inusitate oltre a delle salsicce (chorizo) che promettono bene. La cottura è cosa lunga, specialmente per i "pezzi" più voluminosi come il mio preferito, il cuadril. Ma quando ormai è buio, alla luce di un paio di lampade e del fuoco che è stato ravvivato diamo il via alle ganasce, il tutto diventa uno splendido godimento gustativo con un invadente sottofondo di chicharras ed il contrappunto dello strepitio di altri volatili esotici.
Tra un pezzo di carne ed un sorso di cabernet è ormai tardi quando ci ritiriamo nella gigantesca tenda di Olaf e ci stravacchiamo sui materassi.

Il giorno seguente è una replica se si eccettua che stiamo più tempo alla spiaggia e che, scortato da Ron, mi inoltro munito di macchina fotografica tra i prati per osservare fiori ed insetti locali, tra cui spicca una piccola libellula dai colori sgargianti. Un elicottero in miniatura color rame e blu elettrico. Nel tardo pomeriggio smontiamo il campo e torniamo a San Marcos, tutti belli abbronzati.
Bello il rio Quilpo. Avendo qualche euro da spendere varrebbe la pena comprare uno degli appezzamenti che si affacciano sul corso d'acqua.

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