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Argentina 2008 #2 - A ritmo di tango

Autore: Alberico Barattieri

giovedì 17 gennaio 2008

Stanotte ha piovuto ed il giardino è fradicio. Il sole sale velocemente e comincia a scaldare quando mi alzo dal letto e vado a casa K per fare colazione. Le bambine dormono ancora e a parte Ron nulla si muove.
Più tardi, quando tutta la famiglia è in piedi, facciamo i piani del giorno. La priorità uno sono i lavori da verificare e finire nei locali di Olaf in piazza. Oltre a "La Morada", il bar, ci sono due negozi attigui e lo spazio dietro al bar, una sorta di grande cortile, in cui si trova un palco per spettacoli e dei locali per cucinare l'hasado. Mentre Olaf segue le sue cose imbraccio la telecamera e mi guardo attorno. La prima cosa notevole è la coppia di algarrobo centenari che ombreggia lo spazio. Sono piante maestose, dai rami contorti che ricordano come aspetto gli alberi del giardino della Famiglia Addams. Producono dei baccelli i cui semi commestibili hanno il sapore del cioccolato. A terra ve ne sono tantissimi. Una volta era una risorsa che faceva parte dell'alimentazione tradizionale delle popolazioni locali. Oggi c'è il supermercato. Dove ci rechiamo una volta finite le incombenze imprenditoriali di Olaf.
E' piccolo ma discretamente fornito. Ci sono molti prodotti a me sconosciuti, di fabbricazione locale, la globalizzazione fino a qui non è ancora arrivata, almeno non massicciamente. Tanto per fare un esempio, non esiste Nescafé se non in una versione autoctona. Solo la Coca troneggia anche qui. Il banco del fresco è interessante: formaggi sconosciuti ed altri prodotti misteriosi fanno capolino dal banco frigorifero, ma quello che è più interessante è il latte, che viene venduto fresco in sacchetti di plastica. Sarebbe un sistema poco pratico da usare ma, come scoprirò poco dopo,  in tutte le case esiste un contenitore con manico nel quale si infila il sacchetto, dopodiché se ne taglia un angolo in cima ed il gioco è fatto: si versa senza sprecarne una goccia. Senza il supporto del contenitore il latte in sacchetto l'ho visto solo in un altro luogo, il Marocco.
Ancora una piccola sosta nel negozio adiacente al bar, dove l'affittuaria dice che ci sono delle perdite dal tetto. Cosa che, come potete immaginare, riempie il cuore di Olaf di gioia. Rimontiamo in macchina e torniamo a casa. Oggi si fa flanella, ma non prima di aver fatto sollecitare ad Olaf l'arrivo del tecnico del wi-fi, unico sistema nella zona per connettersi ad internet, che da qualche giorno non funziona più.
Beh, già che l'ho citato, ne parlo. Da quello che ho capito le connessioni internet in Argentina sono poco performanti e poco diffuse. Il digital divide è la regola ma a San Marcos le cose vanno diversamente. Una cooperativa di locali ha realizzato l'infrastruttura tecnica e vende le connessioni wi-fi a tutta la cittadina. Non solo: grazie alla posizione elevata del ripetitore sulla sierra alle spalle dell'abitato, riescono a coprire una vasta area ed a fornire il servizio anche ai centri vicini. Certo, la velocità non è fantastica ma si può comunque scegliere tra 128 e 240 Kbs a prezzi abbastanza accettabili per la realtà locale.
Dopo tutta questa intensa attività (!) stasera si mangia a casa e ci si rilassa. Il ritmo slow comincia a piacermi..
Prima però c'è ancora un incombenza da affrontare. E dico affrontare perché due bambine che sanno che è in arrivo un regalo (c'è stata una fuga di notizie) sono una dura prova da fronteggiare. Riesco a tirarla in lungo per un oretta ma alla fine i due pacchettini vengon aperti e gli iPod Shuffle che contengono creano il giusto scompiglio, costringendoci a metterli in carica e preparare una selezione musicale con i loro CD preferiti. L'aver portato con me il PowerBook si rivela una scelta felice e anzi, dirò di più: Steve Jobs sarebbe fiero di me!

Venerdì 18 gennaio 2008

Con molta calma e ritmo slow ci alziamo. Il programma di oggi prevede una puntata a Cruz de Lehe dove Olaf deve andare per firmare dei documenti. Montiamo in macchina insieme a Luana che, cuffiette ben incastrate nei timpani, si siede dietro e canta per tutto il viaggio. Cruz de Lehe è il centro abitato più vicino a San Marcos ed alcuni servizi si trovano solo lì. Vi si arriva sia per asfalto che per sterrato. Indovinate da dove passiamo?

La cittadina si annuncia con il suo grande lago artificiale, sul quale, c'è chi va a vela o in windsurf. La strada percorre in parte la diga prima di scendere con un paio di stretti tornanti verso l'abitato che si trova a valle dello sbarramento (!). Verde. Piccole ville, qualcuna abbastanza lussuosa e qualche luogo di svago costeggiano la strada ombreggiata da grandi alberi prima di entrare nella periferia "industriale". Il centro non è granché a livello architettonico, mentre è molto carina la parte vecchia della città, costituita da piccole case, quasi tutte ad un piano, con lontane reminiscenze stilistiche del sud della Spagna. Se si eccettua però la zona commerciale il resto dell'abitato sembra deserto: quasi nessuno in giro e, comunque, a ritmo di tango (lento).
Intanto che Olaf gira per uffici, faccio due passi e vado verso la ferrovia. Silenzio. Tutto fermo. Fa uno strano effetto. Da una stazione uno si aspetta un minimo di movimento, ma qui non c'è proprio nessuno. Torno sui miei passi e appena ci riuniamo chiedo lumi. La storia a grandi linee è questa: le ferrovie sono state dismesse ed il trasporto avviene esclusivamente su gomma. Una decisione di Menem che ha mandato in rovina una rete magari non modernissima ma capillare, che raggiungeva zone anche molto remote del paese. Qualche tratto spettacolare che si arrampica sulle Ande è stato privatizzato e trasformato in attrazione turistica. Nel resto dell'Argentina si viaggia in pulmann.
Mentre Olaf mi racconta queste cose comincia a piovere. Decidiamo di passare dalla strada asfaltata e facciamo bene perché dopo qualche chilometro la pioggia diventa battente e dobbiamo rallentare per riuscire a vedere qualcosa.

Giunti a San Marcos ci fermiamo un momento. Olaf va a fare una commissione e ritorna quasi subito seguito da un cane. E' Pololo, il cane di casa K (Ron è arrivato da poco), un adorabile cane di taglia media con l'aria dolcissima che si accomoda tra le mie gambe e viene a casa con noi. Arriviamo a casa sempre sotto la pioggia, accolti da Ron che fa il geloso con il tenero Pololo. Pranzo e pennica.

Alle 7 ci muoviamo verso il centro. In piazza ci beviamo una birretta al bar e facciamo visita al secondo negozio di Olaf ed alla sua affittuaria, una simpatica ragazza che disegna e realizza capi di abbigliamento abbastanza stravaganti. Almeno per i miei occhi europei. Ma molto più prosaicamente mi colpisce il suo mezzo di locomozione: un pickup Dodge degli anni 60 a quattro ruote motrici di dimensioni enormi. Una specie di "big foot" dall'aria molto tosta. L'unica domanda che ci si pone è come faccia la proprietaria, non altissima, ad issarsi fin lassù.
I bar della piazza sono animati. Molta gente giovane, tutti abbastanza "alternativi" e parecchi villeggianti di età e ceto sociale vario. Ma per noi è tardi. Le bambine devono mangiare ed anche noi abbiamo bisogno di riprendere energie.

Dopo cena mi prende l'insana voglia di connettermi ad internet che però è ancora fuori uso. Mi consolo pensando che d'altra parte sono in vacanza e posso anche rinunciare ad un pò di tecnicismo. Fino ad un certo punto però. Infatti dopo una lauta mangiata saluto tutti e mi ritiro nella mia casetta dove attendo il sonno ascoltando uno dei podcast, di cui ho fatto previdentemente scorta sul mio iPod, con un sottofondo di chicharras scatenate.

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