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31/10/2004

Tunisi - Agadez - Diario (3)

Autore: Alberico Barattieri

31-10-2004
L'altopiano dello Djado
E' il giorno dell'altopiano dello Djado. Per accedervi bisogna passare alla postazione militare che si trova prima di incontrare l'abitato di Chirfa. Il luogo, arroccato su un rilievo roccioso che emerge dalla sabbia è scenografico, i militari gentili ed affabili. Lasciamo loro i nostri passaporti che ritroveremo vistati al ritorno dal giro sullo Djado. In realtà le zone che visiteremo si trovano ai piedi del vero e proprio altopiano. Come molte delle oasi anche quelle di Djaba e Djado sono poste ai piedi di una falesia, luogo di raccolta delle acque delle rare precipitazioni. La zona è incantevole. Alti "piton" di roccia allineati verso nord ovest si elevano dalle sabbie.

Per raggiungere Djaba dobbiamo superare una falesia trasversale al nostro senso di marcia ricoperta di sabbia di riporto. Si potrebbe aggirarla con un giro non lungo ma, forse per saggiare le nostre capacità sulla sabbia, la guida decide di affrontare la salita sul sabbione. Al primo colpo passa Ago, al secondo la Sgarambona ma Marcello, al battesimo della sabbia in salita, dopo un paio di tentativi decide di aggirare l'ostacolo. Scopriremo più tardi che le sue gomme sono gonfiate ad una pressione di 3.3 bar, troppo elevata per non scavare ed affondare nella sabbia.

Scavalcata la falesia giriamo a destra costeggiandola per raggiungere il primo dei luoghi mitici della giornata: Djaba. Antica cittadella fortificata, in banco, ormai abbandonata da tempo a causa della malaria ed in via di lento degrado. Sembra un castello delle favole, un gioco di bimbo con la sabbia. La sua palmerai è completamente disabitata e forse anche il silenzio che la avvolge contribuisce ad aumentarne il fascino. Si potrebbe restare ore (con una buona scorta d'acqua, viste le temperature) in contemplazione ma, purtroppo, siamo pur sempre turisti con tempi da rispettare e dobbiamo proseguire.

La tappa seguente è all'arco di Orida, che si erge maestoso dalle sabbie. Proseguiamo ancora verso nord ovest alla ricerca di una guelta ai piedi di uno dei grandi piton. Il luogo è molto piacevole ma la guelta è secca. E siamo alla fine della stagione "umida"!

Invertiamo la rotta e ci dirigiamo, sotto un sole impietoso, verso la più famosa cittadella fortificata: Djado. All'ingresso della palmerai, su una serie di grandi rocce si stagliano delle incisioni rupestri interessanti: animali, scene di caccia e figure umanoidi. Entriamo decisamente nell'oasi puntando verso le rovine di Djado ma la sabbia è estremamente molle e prima Marcello, poi anche la guida, si insabbiano. Si spala, si spinge e poi, come ultima ratio, si sgonfiano le gomme. Ne veniamo fuori e ci rechiamo fino all'ingresso della cittadella per la sosta pranzo. A differenza di Djaba la cui oasi è deserta, quella di Djado è popolata da un buon numero di persone. Molte donne e bambini ci approcciano per vendere prodotti artigianali e per l'immancabile richiesta di cadeaux ("messiè, cadò!").

Mentre i miei compagni di viaggio si dedicano al recupero dei sali minerali (insomma, mangiano e sbevazzano), mi inoltro nella palmerai interna alle mura della città. Subito vengo colpito dallo stato di abbandono delle piante. Avevo letto su una guida recente che gli ex abitanti della città tornano ogni anno per la manutenzione delle palme e la raccolta dei datteri ma, evidentemente, non è più così da tempo. Un vero peccato perché il luogo è bellissimo e l'acqua non deve mancare, visto il numero di zeribe abitate che abbiamo visto. Alla notte pare che si levino stormi di zanzare ma questo evidentemente non spaventa più di tanto gli abitanti.
In una sabbia mollissima giriamo intorno alla città per dirigerci alla volta dell'abitato di Chirfa. Faccio un tratto appeso all'auto di Ago per filmare "da fuori" la marcia nella sabbia. Molto divertente.

Chirfa è una cittadina con alcune case in banco, molte zeribe e le rovine di un vecchio forte del periodo coloniale francese. Le persone sono cordiali e sorridenti. Al pozzo del paese rinnoviamo le scorte di acqua e alcune componenti del gruppo non resistono alla possibilità di lavarsi i capelli. Dal secchio di un ragazzo saltano fuori bibite in lattina fresche (a me tocca il solito ignobile ginger-soda) che ci faranno sudare per i seguenti 10 minuti.

Rimontati in macchina ci dirigiamo alla postazione militare per recuperare i nostri passaporti e ripartire alla volta di Dirkou dove verranno svolte le principali formalità doganali di ingresso in Niger.
Mahamoudane sceglie di percorrere un primo tratto sulla pista ma dopo breve tempo se ne discosta puntando più a sud per raggiungere una zona di bassi rilevi insabbiati dove troviamo diversi bei posti per fare campo. Al scendere del sole, ci fermiamo. E' stata una giornata intensa. I nostri occhi si sono riempiti di immagini splendide e siamo tutti un po' più silenziosi del solito.
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