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01/06/2006

Panoramix va a sud

Autore: Alberico Barattieri

Da ormai cinque anni non mettevo piede su una barca a vela. Da quando il Grand Wazoo è salpato verso le americhe con il suo nuovo proprietario ed Olaf per altre vie era pure lui migrato nel nuovo mondo, mi ero accontentato di leggere tutto il leggibile sull'argomento, senza osare più calpestare un ponte.
Così l'invito di Luca a far parte dell'equipaggio per il trasferimento verso sud del suo meraviglioso X-43 mi ha spinto a riavvicinarmi a quella splendida droga che è la vela. Non scherzo: è un'autentica droga, così come lo è il Sahara.

Giovedì 1 giugno 2006
Torino - Castiglioncello
Dopo varie peripezie organizzative per raggiungere Castiglioncello, dove Panoramix è ormeggiato, opto per le Ferrovie dello Stato il cui treno, accumulando venti minuti di ritardo per ogni ora di viaggio mi porta a Pisa che le 22 sono scoccate da un pezzo. Chiamo Luca ma ho tempo: è imbottigliato sulla Cisa e non arriverà a Pisa che alle 23,30. Provo ad attenderlo barboneggiando sulle panchine di marmo nel giardino della stazione ma dopo un po' mi stufo e dopo aver constatato che anche qui il centro è un cantiere aperto, mi parcheggio in un bar in compagnia di un Negroni. Arrivato Luca con sua figlia Elena e Roberto si parte verso Castiglioncello. vi giugiamo dopo mezzanotte e dopo aver caricato bagagli e cambusa ci ritiriamo in cabina per una necessaria pluccata.


Venerdì 2 giugno 2006
Castiglioncello - Porto Santo Stefano
Vento. Parecchio. Andiamo a fare colazione e le ultime provviste, quindi copertici il giusto salpiamo. Appena fuori dal molo frangiflutti ci rendiamo conto che sarà meglio mettere una mano di terzaroli. Ci mettiamo prua al vento per effettuare l'operazione che grazie alla presa automatica è uno scherzo rispetto alle mie passate abitudini. Con 35 nodi di vento al giardinetto ci mettiamo a correre. Viaggiamo stabilmente intorno ai 9 nodi, una velocità ottima che ci permette di divorare miglia. Anche con la seconda mano che dopo un po' siamo costretti a mettere la velocità non diminuisce e ci permette di fare delle surfate con punte di 12,4 nodi. La cosa è gradita anche ai delfini che per un paio di miglia giocano con il nostro scafo.
Superiamo l'Elba e Piombino con il relativo traffico di traghetti. In mare non si vedono altre vele ed in certi tratti dove la rotta ci tiene discosti dalla costa le onde sono più alte. Qualche spruzzo ci consiglia di indossare le cerate in aggiunta ai giubbotti salvagente ed alle cinture di sicurezza.
Sul far di mezzogiorno, una volta ripresa una passabile confidenza con il viaggiare sbandati mi sento pronto a prendere in mano il timone. All'inizio ho un po' di timore: rispetto a quanto timonato fino ad oggi questa è una vera e propria Ferrari. Ad ogni raffica accelera con una facilità che una volta presa la mano diventa un vero e proprio divertimento. In mezzo a tutto ciò il nostro armatore prepara una pasta che per precauzione rifiuto non essendo ancora sicuro delle mie reazioni fisiche al mare mosso.
Nel pomeriggio la cavalcata continua. Cerchiamo via radio e cellulare un posto "in transito" per la notte in uno dei porti sulla nostra rotta ma riceviamo solo dinieghi: con questo mare sono tutti rientrati e non c'è posto. Decidiamo quindi di tirare fino a Porto Santo Stefano. Lì si vedrà. Ed in effetti, con il sole che finalmente si fa vedere regalandoci un tramonto colorato, arrivati al porto giriamo in tondo un bel po' prima di dirigerci, su consiglio anche di un paio di locali in banchina, verso il molo del distributore di carburante. L'attracco si rivela un po' laborioso a causa del vento che ci spinge lontano dalla banchina verso altre barche ormeggiate in uno spazio stretto che non consente manovre. Fortunatamente mi ricordo ancora qualcosa delle strizze provate quando dovevo fermare le 9,5 tonnellate della mia barca e riesco (incredulo) a fare la cosa giusta, senza neanche doverci pensare. Fermata la barca ed assicuratala al molo decidiamo di scendere a terra alla ricerca di un ristorante che troviamo in pochi minuti dove ci deliziano con un ottima cucina.

Sabato 3 giugno 2006.
Porto Santo Stefano - Riva di Traiano
Dopo un ottima ed abbondante colazione in un bar del porto salpiamo. Aggiriamo il promontorio su cui sorgono le ville di Ricucci e di Previti, quest'ultima in una posizione a picco sul mare da cui si deve godere di uno spettacoloso panorama. Il tempo non è un granché, c'è meno vento di ieri ma dopo un po' alziamo le vele e ci stabilizziamo intorno agli 8 nodi di velocità. Puntiamo sul porto di Riva di Traiano ad una cinquantina di miglia più a sud. Navigazione tranquilla durante la quale mi addormento per risvegliarmi nel momento in cui il cuoco serve fusilli al pesto. Questa volta partecipo con grande entusiasmo. Alle tre entriamo in porto sotto un pallido sole. Con l'aiuto del gommone degli uomini del marina ormeggiamo a fianco di un bellissimo Hallberg Rassy 45 di una famiglia australiana. Abbiamo un po di tempo a disposizione e lo impegno con Luca nello svuotare uno dei due grandi gavoni di poppa. C'è dentro di tutto. Ma soprattutto una scorta infinita di acqua minerale che deve risalire a precedenti navigazioni. Pezzo per pezzo ogni cosa raggiunge la sua nuova collocazione e dopo una energica pulita anche il gavone viene nuovamente riempio dei materiali di uso più frequente. Al nostro fianco si è ormeggiato nel frattempo un altro HR, questa volta un 48, con a bordo una coppia che con una manovra impeccabile posteggia millimetricamente al nostro fianco. Hanno alle spalle un giro del mondo e stanno per ripartire. Chapeau!
Detto tra noi, quando si vedono queste cose, il desiderio di mollare tutto per qualche anno e girare in barca che uno crede di aver sopito da tempo, si riaffaccia ad infiammare corde sensibili...
Una buona cena in un ristorante nel porto caratterizzato dalla avvenenza del personale e dalla eccessiva loquacità di chi ci serve.

Domenica 4 giugno 2006
Riva di Traiano - Nettuno
Giornali, colazione, toilettes del porto chiuse perché, incredibilmente, vengono pulite nell'orario di maggior afflusso. Complimenti!
Salpiamo, proviamo ad issare le vele ma c'è veramente poco vento e noi dobbiamo essere nel pomeriggio a Nettuno. Sono solo una cinquantina di miglia ma 6-7 nodi di vento non bastano proprio..
Randa, motore, autopilota, e via. Il cielo alterna momenti di sole ad altri di nuvole, la temperatura è piacevole, il mare tranquillo, così ognuno si dedica a qualcosa di impegnativo come leggere, guardare l'orizzonte, prendere il sole.
Ad un certo punto, da prua s'ode un urlo: una tartaruga!
Inversione di marcia a 180 gradi e lentamente cerchiamo tra le onde l'animale. Eccola. Nuota in superficie e sporge la testa per guardare verso di noi. E' una Caretta Caretta con un carapace di circa 80 cm. di diametro. Non sembra affatto intimidita dalla nostra presenza ma abbiamo l'impressione che non sia in gran forma; il suo modo di muovere la pinna (zampa) anteriore sinistra nel nuotare è abbastanza strano ed innaturale. Per una decina di minuti seguiamo il suo nuoto prima di lasciarla in pace.
A mezzogiorno, al sole, l'armatore decide di montare il tavolino in pozzetto e ci serve dei sandwich annaffiati da birra gelata.
Sfiliamo davanti ai terminal petroliferi di Fiumicino dove una grande petroliera sta salpando e per un'oretta ancora il sole ci accompagna, sempre pilotati automaticamente dalle apparecchiature di navigazione molto efficienti e ben realizzate. Quando il cielo si copre siamo ormai in vista di Anzio, dietro il cui promontorio si nasconde Nettuno. A Nettuno veniamo accolti da uno spettacolo di acrobazia aerea. Tre monomotori si esibiscono in looping, giri della morte, incroci mozzafiato. Proprio sopra di noi. Cosa vogliamo di più come benvenuti?
Attracchiamo impeccabilmente alla banchina, peraltro abbastanza pericolosa, e ci mettiamo a rassettare la barca. Luca cerca senza trovarlo un taxi che lo porti a Fiumicino. L'unico che risponde è in ferie e non fa servizio. Niente male per un posto turistico come Nettuno.
Attendiamo dunque l'arrivo dell'equipaggio che ci darà il cambio per portare Panoramix ancora più a sud e con loro, viste le notizie sul traffico che parlano di imbottigliamenti ovunque, decidiamo di andare a pranzo. E facciamo bene. I Cacciatori, il ristorante dove attendiamo un orario consono per partire con la macchina che ha portato fin qui il secondo equipaggio, è dotato di un cuoco stravagante ma che sa il fatto suo.
Nella notte torniamo fino a Milano ed alle 7 del mattino trovo un treno per Torino.

Concludendo voglio ringraziare Luca per l'invito e l'equipaggio tutto per le ore piacevoli passate a bordo.
Al di là della sfacchinata dovuta ai trasferimenti su terra, è stata una tre giorni di vela perfetta. Ho ripreso confidenza con il mezzo molto meglio di come immaginavo e temo proprio di aver di nuovo aperto quella porta.. anzi, quel gavone.
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