SocietÓ

10/06/2005

Che succede ad Addis Abeba?

Autore: Alberico Barattieri
Quale realtà si nasconde dietro i drammatici  disordini  dei giorni scontri ad Addis Abeba? Come sempre le informazioni sono contrastanti. Iniziamo da quelli che dovrebbero essere gli antefatti.

Il mese scorso si sono svolte le prime elezioni libere della storia etiope. Alta affluenza alle urne e, secondo gli osservatori internazionali presenti (tra i quali Jimmy Carter), non vi sono stati incidenti o turbative gravi alla libertà di voto. Dunque possono essere considerate elezioni regolari. Il Governo, poche ore dopo la fine delle operazioni di voto, ha annunciato che il partito al potere avrebbe ottenuto la maggioranza.  Le opposizioni hanno denunciato brogli e, in seguito a ciò, é stata istituita una commissione che sta vagliando la veridicità di tali affermazioni. I risultati ufficiali sono previsti per il 12 luglio. Fino a quella data sono state proibite manifestazioni di carattere politico.

Fino a qui, se si eccettua la mossa politicamente ingenua di dichiararsi vincitori anzitempo, sembrerebbe che il Governo si sia mosso per cercare di rendere il più democratico e trasparente possibile il risultato del voto.
Come spiegare dunque le proteste poi degenerate in scontri violenti? Non dovrebbe dipendere dal ritardo della pubblicazione dei risultati ufficiali, tenuto presente lo standard africano. Anche le anticipazioni dei risultati, se da un lato danno la maggioranza al partito al potere, è anche vero che il risultato delle opposizioni risulta essere comunque ottimo ed al di là delle previsioni. Sembrerebbe non esserci un motivo politico evidente. Amici rientrati la scorsa settimana da Addis Abeba raccontano di una situazione normale, tranquilla.

Gli scontri sono iniziati quando le manifestazioni che rivendicavano il diritto a risultati chiari e celeri delle elezioni dall'interno dell'università sono uscite nelle piazze. Il fatto scatenante la violenza è stata l'uccisione di uno studente durante una sassaiola con la polizia. Il giorno seguente sono scesi in sciopero i tassisti e molti negozi hanno abbassato le serrande in segno di protesta. Gli studenti sono nuovamente scesi in piazza. A questo punto le informazioni si fanno contrastanti. Vi sono stati scontri molto violenti e le truppe antisommossa, i berretti rossi, sono intervenuti duramente. Secondo alcune voci le forze dell'ordine hanno sparato sulla folla, colpendo indiscriminatamente sia i manifestanti che dei passanti. Secondo altre, raccolte direttamente questa mattina per telefono, i manifestanti avrebbero assaltato una banca ed un supermercato e i berretti rossi sarebbero intervenuti a disperdere i saccheggiatori.
In seguito ai disordini, che hanno lasciato sul terreno 24 morti, vi sono state centinaia di arresti e i leader dell'opposizione sono attualmente agli arresti domiciliari.

Quale che sia la verità, vorremmo fare due considerazioni di carattere politico.
Che l'Etiopia stia faticosamente cercando di muoversi verso la democrazia ed il libero mercato è un dato di fatto. Ma le aspettative che si sono create sono fortissime e non si può deludere un paese, un popolo (anche se formato da moltissime etnie e religioni differenti) che vuole recuperare il tempo perduto in vent'anni di dittatura comunista e quindici di guerra di liberazione. L'errore del Governo etiope è stato questo. Lasciare nell'incertezza per un mese la popolazione, generando incertezza e sospetto. Ora, dopo l'uso sconsiderato della violenza, sarà ancora più difficile che i risultati elettorali possano essere accettati da quanti li hanno preventivamente contestati.

Ultim'ora: Il Governo ha revocato tutte le licenze ai tassisti (che, ricordiamo, erano scesi in sciopero) ed ha istituito nel giro di 24 ore un servizio di pullman che, pare, funzioni. L'atmosfera è apparentemente calma, qualche militare in più agli incroci ma pare che la vita abbia ripreso a fluire normalmente.