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25/04/2005

Ciao Orfeo

Autore: Alberico Barattieri

La notizia della scomparsa di Orfeo Pianelli ha fatto riaffiorare in me il ricordo di quel giorno irripetibile del '76. La Curva Maratona stracolma già due ore prima del fischio d'inizio. Tutti pigiati, sudati sotto un sole cocente e attanagliati dall'ansia di veder crollare il sogno all'ultima tappa. Il colore granata ovunque, in tutto lo stadio, in ogni ordine di posti. Le mille scaramanzie, tra le quali quella del Presidente che allo stadio indossava lo stesso doppio petto gessato da mesi.

Pulici.. gol! E sembrò fatta! Ma il buon Mozzini fece un elegante autorete e fino al novantesimo, con l'orecchio teso al risultato degli odiati cugini, la tensione fu quasi insopportabile. Al fischio finale l'urlo della folla si trasformò in commozione. Non credo di aver mai visto tante persone di tutte le età, di tutti i ceti sociali, di qualsiasi fede politica abbracciarsi e piangere a dirotto per la gioia. Un emozione fortissima che ancor oggi mi commuove..
In campo alcuni gioivano, altri si abbracciavano, Castellini piangeva, Pianelli pareva quasi intimidito dalla sua opera mentre Mozzini si scusava con un inflessibile Radice, a cui sembrava importasse di più non aver vinto la quindicesima partita casalinga (su 15) piuttosto che lo scudetto. "un vero peccato" diceva all'intervistatore Rai "quel gol non ci voleva..".

Fu anche la prima volta nella storia del calcio in cui non vi fu la festante invasione di campo di prammatica. Il pubblico rimase composto sulle gradinate, in attesa della discesa dei paracadutisti, ancora incredulo a chiedersi se era vero, se il Toro aveva vinto sul serio lo scudetto oppure si trattava solo di un sogno.

Poi il corteo. Come quando si vincevano i derby. Solo che questa volta mezza città scese in piazza. Passammo in corso Re Umberto per un saluto a Meroni e poi in corso Vittorio, sotto la sede, ad applaudire i nostri eroi che si affacciavano dal balcone. Ricordo che con la mia vespetta, munito di bandiera, arrivato in via Roma fui fermato da un vigile e multato (in via Roma allora non si poteva passare in bici ne in moto). Insensibile alle proteste, benché circondato dai tifosi, si vide pagata la multa da una colletta spontanea.

Erano altri tempi. Era un altro calcio, con i giocatori "bandiera", e l'attaccamento alla maglia. Cose che da quando il calcio si è trasformato da sport in spettacolo non sono più di moda. Purtroppo.
Ciao Orfeo. Grazie per le emozioni che ci hai regalato.
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